Aiuto, mio figlio alza le mani!

Buongiorno, ho trovato la sua pagina e vorrei sottoporle un quesito, sicuramente banale, ma che per me sta diventando sempre più importante. Mio figlio mi alza le mani quando dico di no. Lo fa solo con me, con il padre, la nonna o gli zii non lo fa. Ho provato anche a cambiare tattica e a spiegargli il perché io dico no in quel momento o in quel determinato caso, ma non ho ottenuto risultati diversi. Inoltre nn ho aiuto di nessuno, perché se capita davanti ad altre persone queste sono pronte a giustificarlo e a dire che non lo fa apposta, che è piccolo e addirittura delle volte viene coccolato. Ha quasi tre anni, spero che sia solo una fase.

                                                                                                                                                                                                                                                           Anonima.

Buongiorno a lei! Nessun quesito è banale per chi lo vive..
Allora innanzitutto ogni volta che il suo bimbo le alza le mani non è da considerare un divertimento (lo dico perché mi racconta che altre persone addirittura lo lodano quando lo fa con coccole). A 3 anni iniziano già a capire cosa si può o non si può fare. Lei sia ferma e quando gli dice un No cerchi sempre di motivarglielo: ad esempio, so che hai fame ma non ti posso dare la merendina adesso perché tra poco pranziamo. Ogni decisione presa va mantenuta mi raccomando. Se vede che lui inizia a picchiarla, le opzioni da utilizzare sono varie:
– cerchi di distrarlo mentre lo fa, ignorando il gesto completamente (se non le fa particolarmente male)
– gli dica “non si picchia. Se la mamma ti dà una sculacciata tu sei contento?” e vedere che reazione ha.
– quando lui le alza le mani, faccia finta di piangere. Lui deve capire che non si tratta di un gioco.
– se lo fa in presenza di suo marito o altri, coloro lo devono sgridare e non ignorare il suo gesto.
– ultima possibilità è il time out: stabilisca un posto dove metterà suo figlio nel momento in cui le fa male (ad esempio uno scalino della scala, oppure lo metta si di una seggiolina lontano da distrazioni come tv ecc). La prima volta che la picchia lo avvisi che se lo rifarà andrà a sedere là. Appena lo rifà, lo porti e lo metta a sedere lì per 3 minuti (1 minuto per ciascun anno del bimbo), senza dare ulteriori spiegazioni. Ogni volta che lui si alza si fa ripartire il tempo e lo si riporta a sedere senza dire nulla. Se sta a sedere senza alzarsi conteggiare i 3 minuti, al termine dei quali lo si va a prendere e gli si dice “la mamma ti ha messo qui perché non devi alzare le mani. Non è una bella cosa e fa male.” Quando gli parla lo faccia mettendosi alla sua altezza mi raccomando. Questa tecnica deve essere usata ogni volta che il bimbo rifà il gesto..anche se si è fuori. Persino suo marito deve farlo.. Serve molta costanza e fermezza.

Non demorda e non si avvilisca..la mamma è lei, non gliela dia vinta. 😉

Spero di esserle stata d’aiuto.
Buona giornata.

23 commenti
  1. admin
    admin dice:

    Riporto di seguito la domanda di una mamma:

    Sono la mamma di un ragazzino di 12 anni pur seguito dal centro infanizia,dai 3 anni ora abbiamo probemi che non capiamo e gestire.Il problema è a scuola se qualcuno lo prende in giro lui non risponde con un insulto ma con dei pugni poi gli prende uno sfogo d’ira che diventa tanto aggressivo come si fa cpire perche’ lo fa grazie mille vorrei tanto capire il motivo
    _______________________________________________________

    Buongiorno Signora,
    molto probabilmente suo figlio non tollera bene le emozioni e la frustrazione. Cercate di aiutarlo ad esprimerle facendogli da modello (quando provate emozioni, esprimetele ad alta voce condividendolo con lui).
    Ad esempio:
    Se qualcosa vi fa arrabbiare, iniziate a dire “Sto iniziando a provare un senso di angoscia, perchè vedo che il mio comportamento non suscita la reazione che vorrei……se quella persona continua a parlarmi così mancandomi di rispetto, sicuramente mi arrabbierò”.
    Questi che le ho riportato sono solamente alcuni esempi.
    Cerchi di parlare molto con suo figlio, facendogli capire che la soluzione non è mai quella di arrivare alle mani, ma di parlare.
    Provi a rigirargli la situazione, chiedendogli come gli altri reagiscono quando lui li prende in giro o come vorrebbe che reagissero nei suoi confronti. Gli chieda come questo suo modo di reagire (pugni) lo fa sentire.
    Spero di esserle stata d’aiuto….so che per molti ragazzini le emozioni sono un’argomento difficile da digerire e che piuttosto di parlarne preferiscono passare direttamente ai fatti..anche se poi si sentono male per quel che hanno fatto, o se il loro gesto innesca solamente ulteriore distacco con gli altri.
    Qualora dovesse aver bisogno di una consulenza (anche online) non esiti a contattarmi.
    Buona giornata! 🙂

    Rispondi
  2. rosa nacarlo
    rosa nacarlo dice:

    mi scuso ho problemi con mio figlio .ha 11 anni . e diventato scontroso a una plestescion e sta sempre a giocare . mi sono stacata e glielo tolta da mezzo perche non capisce che non si gioca tutta la giornata .ma quando non gioca fa dispetti se lo strillo ho lo do uno schiaffo riagisce e alza le mani se gli dico qualcosa subito piange mi dice parole brutte .stAmane voleva mettere la plestescion e io ho detto di no aveva il telefono in mano e .la lanciato a terra e la rotto .poi il fratelllo che ha 5 anni non puo stare vicino che melo picchia sempre come devo fare

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Gentile Rosa, La dipendenza da playstation, come da cellulare o da internet è ormai nota e gli effetti collaterali che si riscontrano nei ragazzini (o in coloro che ne soffrono) sono proprio quelli da lei descritti. Parli con suo figlio e gli dica pacatamente che ha notato in lui che è molto scontroso, irascibile, gli chieda cosa c’è che non va, e come potete risolvere il problema assieme. Lui le chiederà sicuramente di reintrodurre playstation e cellulare, ma le consiglierei di desistere dal farlo, almeno momentaneamente. Suo figlio deve “disintossicare” la propria mente da tali dipendenze, e dedicarsi ad altro..ad ascoltare musica, a seguire passioni, fare sport, uscire con amici e persino ad annoiarsi. Quando e se deciderà di reintrodurre la playstation e il cellulare, lo faccia in modo graduale e con tempi limitati. Li concordi con suo figlio (nel limite del possibile e del buon senso ovviamente), ma faccia in modo che vengano rispettati. Se dovesse notare che i comportamenti ansiosi e da eccesso di stimolazione al gioco si ripresentano, ne parli con suo figlio tempestivamente e con serenità, ricordandogli che quel che lei fa e dice è solo per il suo bene.
      Le auguro di trascorrere delle buone feste.

      Rispondi
  3. Sophia
    Sophia dice:

    Non ho mai letto consigli più errati! Lo metta sullo scalino ma cosa sta dicendo!!!????!!!! Ai genitori leggete la pedagogia e seguite i pedagosti che dispensano dettami dolci ma con regole! Le punizioni non servono!

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    • admin
      admin dice:

      Salve Sophia,
      I dettami dolci ma con regole sono anche questi che ho elencato e che, le piacciano o meno,sono riconosciuti. Se ha letto con attenzione la risposta alla signora del post, quello del time out è stata l’ultima soluzione proposta. E’ noto che il rinforzo agisce più a lungo termine rispetto alla punizione,ma è altrettanto vero che a volte per modificare un comportamento ormai radicato (come nel caso della signora del post), si debba o possa ricorrere ad altre soluzioni.
      Parlare col bambino ed usare termini dolci è scontato e bisogna farlo sempre…persino quando si sollevano critiche nei confronti di sconosciuti! 😉

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  4. Vittoria
    Vittoria dice:

    Salve,
    Ho un bambino di 7 anni che fa ripetute domande anche su gli stessi argomenti e lo fa per tirare l’attenzione. Sono casalinga e incinta da 4 mesi e ritengo a dire che ho sempre cercato di attenzione lo porto al parco, a spazo con il cane, disegniamo insieme, andiamo con la bici insieme, insomma cerco di stargli vicino ma jn scuola mi hanno detto le maestre che lui fa domande perché vuole attenzione. A volte li dico amore basta domande tanto lo sai le risposte. Non so perché fa cosi. In famiglia ho dei casi simili mio fratello e mio papà eravano così da piccoli ma sono persone normali forse un po troppo precise…. mi dica lei per favore dottoressa cosa devo fare? Molti bambini e anche le maestre lo evitano pure di non rispondere le due domande essecive e esaustive e mi fa male penso pure a lui.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Salve Vittoria, da quanto mi ha detto lei dedica del tempo di qualità a suo figlio, per cui potrebbe non trattarsi di richiesta d’attenzione. Potrebbe piuttosto essere un segnale d’insicurezza o di ansia che, non trovando il giusto modo di esprimersi e sfogarsi, si canalizza nel fare domande delle quali conosciamo già la risposta (azione tranquillizzante).
      Provi a parlare con suo figlio, chiedendogli come si sente, che cosa cerca di comunicare (emotivamente) quando chiede reiteratamente le stesse domande. Quando parla con lui, non lo faccia sentire a disagio, ma gli parli della difficoltà che ognuno di noi talvolta ha, nell’esprimere emozioni che poi possono sfociare in un comportamento non congruo. Le faccio un esempio pratico, per essere più chiara: in un momento qualsiasi della giornata (meglio quando è sereno) gli si avvicina e gli parla dicendo ad esempio “Come stai adesso? sai, volevo parlarti di una cosa. Ho notato che a volte mi fai sempre le stesse domande e mi chiedevo se ci fosse un motivo per cui lo facevi, poichè conosci già le risposte.. A me a volte capita che, quando sono agitata o nervosa o eccitata, inizio a parlare velocemente e mi rendo conto che le persone che sono vicino a me mi devono dire più volte di parlare con calma. A te capita qualcosa di simile?”
      Questo potrebbe essere un esempio di conversazione..ma ovviamente io non conosco le sfaccettature della vicenda né tantomeno suo figlio.
      Spero comunque di esserle stata d’aiuto. Qualora avesse bisogno mi può contattare per fissare un appuntamento, durante il quale potremo scendere nei particolari e capire meglio come affrontare la situazione.

      Buona giornata! 🙂

      Rispondi
  5. Maria
    Maria dice:

    Salve dottoressa, io ho un bimbo di due anni che sta diventando sempre più capriccioso e aggressivo. È sempre stato lagnoso fin dalla nascita ma ora crescendo sta diventando ingestibile. Nell’ultimo anno ci sono stati diversi cambiamenti, ho smesso di allattarlo, sono rimasta incinta è nata la sorellina e l’ho iscritto da poco al nido.
    Capisco che per un bimbo tutti questi cambiamenti siano difficili da gestire e che quindi reagisca con violenza ma a volte io e mio marito siamo stremati, tenendo conto che c’è anche la bimba piccola da gestire e con l’allattamento le energie si esauriscono. Purtroppo capita che si litiga e capita anche di sgridarlo e di dargli qualche schiaffo sul culetto, poi ci si pente ma non sappiamo più come comportarci. Non ci ascolta anche se ci sforziamo in tutti i modi di parlargli con calma e ora si ribella anche fisicamente con morsi e schiaffi, e alla fine purtroppo perdiamo anche noi la pazienza. Come dobbiamo comportarci per far sì che si tranquillizzi e ci ascolti in qualche modo? Grazie mille. Maria

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Buongiorno Maria,
      capisco la frustrazione associata alla stanchezza che traspare dalle sue parole..gestire due piccolini contemporaneamente non sempre è una passeggiata.
      Quello che mi descrive è un quadro di moltissimi cambiamenti avvenuti in un breve arco di tempo nella vita del suo bimbo di due anni. Provo a ricapitolare mostrandole il tutto dagli occhi del suo bimbo: in un anno ha smesso di allattarlo (“mamma non mi vuole più?…che succede?”), poi è nata la sorellina (gelosia; le attenzioni che prima erano su di lui ora sono rivolte quasi completamente a lei o comunque non sono più esclusive..), dopo di ché è stato inserito all’asilo nido (è arrivata la sorellina ora io devo andare via..Mi sono comportato male? Non mi vogliono più bene? Non servo più..hanno la mia sorellina..).
      Quello che le ho mostrato è stata la possibile interpretazione che ha avuto il suo bimbo di fronte a tutti questi cambiamenti, che seppur per noi possano sembrare quasi irrilevanti, per lui possono avere avuto un significato ben più profondo.
      Detto questo tutto è risolvibile con pochi ingredienti: pazienza, costanza, amore e comprensione.
      La gelosia è naturale e dolorosa per un bambino piccolo, poiché esso ancora non è in grado di veicolare e gestire nel modo adeguato le proprie emozioni.
      Nella vita di tutti i giorni quindi può reagire alla frustrazione che prova arrabbiandosi e facendo in modo di farvi notare tutta la sua disapprovazione.
      Anzitutto la prima cosa che le consiglio di fare è di contenere il suo bimbo quando ha queste manifestazioni: se si avvicina a voi o alla sorellina con l’intenzione di fare un dispetto, la prima reazione è quella di sgridarlo, ma questo atteggiamento non funziona (al maggiore non piace il bebè perchè teme che la mamma possa amarlo più di lui, questo lo preoccupa e allo stesso tempo lo fa sentire cattivo. Così sentirsi dire dai genitori che “è cattivo” non fa altro che aumentare la sua gelosia). Cosa fare quindi? Lo “blocchi” abbracciandolo e dicendogli ad esempio: “So come ti senti, ti piacerebbe che non ci fosse la tua sorellina che ci porta via tempo e attenzioni. Ma non preoccuparti che mamma e papà, ti vogliono tanto bene. E anche la tua sorellina te ne vuole tanto”.
      Bisogna rassicurare il bimbo sull’affetto che voi genitori provate per lui. Se il bambino stenta a manifestare i propri sentimenti a parole, aiutatelo voi a farlo, facendogli da esempio. Potete dire ad esempio, quando lo vedete nervoso ed in procinto di voler alzare le mani o mordere “So che ti senti arrabbiato con tua sorella e anche con me, perchè continuo a stare con lei, ma non possiamo lasciarla da sola poverina, perchè lei è ancora piccolina e non saprebbe come fare a chiedere la pappa se ha fame, a dirCI (includerlo usando il NOI) che ha male al pancino perchè non sa ancora fare a parlare e può solo piangere.”
      Ricordatevi di dedicargli sempre molto tempo…quasi quanto alla sorellina: se le fate il bagnetto, chiamatelo in modo che si senta coinvolto e fate la stessa cosa al contrario: quando dovete ad esempio fare il bagnetto a lui, coinvolgete anche la sorellina, mettendola ad esempio “ad osservare” il fratellino nella vasca da bagna seduta sulla sdraietta. Questo per mostrar loro che per voi genitori sono sullo stesso piano: se baciate uno, fate lo stesso con l’altra; se date un attenzione ad uno, fate lo stesso con l’altro. Devono sentirsi uniti tra loro attraverso la sicurezza dell’amore che gli mostrate voi genitori.

      Mi sono dilungata ma spero di esserle stata d’aiuto. Se dovesse aver bisogno non esiti a contattarmi, così potremmo capire ancor meglio come agire.
      Stia tranquilla….e consideri che il suo bimbo è nella fase dei conosciutissimi “terribili 2” dove la ribellione ed i capricci la fanno da padrone (è una fase importante nella quale il bambino impara che non è un tutt’uno con la madre, ma un individuo a sé).

      Buona giornata e si ricordi, che i suoi bimbi sentono le sue emozioni e le interiorizzano 😉

      Rispondi
  6. Maria teresa
    Maria teresa dice:

    Salve Dottoressa,
    Mia figlia ha 14 mesi è da qualche settimana ai miei NO e a quelli della nonna che bada a lei quando io lavoro alza le mani. Cosa posso fare per farle capire che è sbagliato????

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Salve Maria Teresa,
      la gestione della frustrazione nei bambini piccolini è complicata,poichè tendono a mal sopportare un rifiuto. Ogni volta che sua figlia prova ad alzare le manine, le dica semplicemente “No. Non si fa. Mi fai male se fai così”. Il tono deve essere fermo ma non severo. Qualora il comportamento dovesse protrarsi col tempo, provi invece a “far finta” di piangere, dopo aver ricevuto la botta. In questo modo la bambina associerà il dare la botta, col dolore provocato. Spero di esserle stata d’aiuto.

      Buona giornata! 🙂

      Rispondi
  7. KATIA
    KATIA dice:

    buongiorno, sono disperata mia figlia è ingestibile ha 5 anni a casa non si riconosce alza le mani urla sbatte grida. quando decide di infuriarsi per qualsiasi negazione fa delle scene.
    ho provato a dirle di non alzare le mani, castigarla, metterla a pensare , contenerla quando lo fa…. ma niente lei non cede …. che faccio

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Buon pomeriggio Katia, a 5 anni i bambini iniziano a vedersi come esseri indipendenti rispetto ai propri genitori, per cui ribellioni e dissensi possono assolutamente essere parte di questo processo. Per poterle dare altri consigli mirati mi servirebbero maggiori informazioni a riguardo. Posso però proporle di chiedere a sua figlia cosa voglia comunicare con tale comportamento, cosa c’è che non va, cosa vorrebbe. Instauri un dialogo fatto di condivisione di pensieri, emozioni, aspettative e parlate..parlate tanto.
      Se le va, mi tenga aggiornata.
      Buona serata.

      Rispondi
  8. Marika
    Marika dice:

    Buongiorno.. sono una mamma di 32 anni, mio figlio ne ha quasi 8 e ultimamente vedo che si fanno più frequenti questi suoi atteggiamenti che minano il nostro rapporto e la serenità generale della famiglia. Premetto che viviamo con il mio compagno da 4 anni, hanno un bel rapporto anche se a volte si scontrano come tutti i genitori con i figli, non è però il padre naturale che invece vive da un’altra parte e che vede un week end ogni due. Il padre naturale non è mai stato molto presente.
    Da quando mio figlio ha iniziato la scuola sono nati problemi più importanti.. lo abbiamo portato da una psicologa che con vari test ha decretato che ha un quoziente intellettivo al di sopra della media ma a scuola.. è uno degli ultimi! Si demotiva subito, appena vede un ostacolo, come ad esempio un compito che gli risulta difficile, piange e si lamenta. Ho provato a stargli vicino, facendo con lui i compiti ma non ascolta, si distrae e si vede chiaramente che è svogliato. Allora ho provato a fargli fare i compiti da solo, spiegandogli solo le consegne ma anche lì, scenate a più non posso! Ho provato a barattare i compiti con le uscite, con i giochi come quest’ultima volta ad esempio. Ho riempito dei sacchi dicendogli che sarei andata a buttare tutto, peluche di compresi ( cosa a cui tiene moltissimo), appena ha visto che stavo uscendo dalla porta con questi, ha iniziato a tirarmi, darmi ginocchiate e pugni e non è la prima volta. Abbiamo sempre cercato di parlare molto con lui e dirgli ciò che è giusto e ciò che è sbagliato..riceviamo sempre un sacco di bugie e scuse che poi però non risolvono il problema che si verifica il giorno seguente. Dove sbagliamo? Cos’è che non riusciamo a vedere?

    Grazie infinite
    Marika

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Buon pomeriggio Marika, suo figlio sta sicuramente vivendo un disagio con se stesso e con la gestione delle proprie emozioni. Parlare con i bambini è molto importante, ma è fondamentale che abbiano anche un modello su come esprimere la propria emotività, come imparare a riconoscerla e a canalizzarla nella maniera opportuna. Quando l’ha vista che stava uscendo a buttare i suoi giochi, lui è stato preso dallo sconforto e dal senso di impotenza di fronte ad un gesto che era più grande di lui… Le punizioni in questi casi sono controproducenti e sortiscono l’effetto opposto a ciò che in realtà si vorrebbe ottenere.
      Provi a suddividere assieme a suo figlio la giornata, facendo una tabella con gli orari. Ad esempio h.8:30 sveglia e colazione; dalle 9:30 alle 10:30 compiti; dalle 10:30 alle 12 svago (evitare il più possibile giochi tipo playstation online, youtube…o limitarli a non più di 1 ora complessiva al giorno, non in orario serale); h.12:30 pranzo; dalle 14:00 alle 15:30 compiti; h 16: merenda e così via. Io le consiglio di organizzare i compiti con suo figlio in modo che non vengano concentrati tutti assieme quelli più complicati per lui. Di fronte invece a momenti di frustrazione, li affronti con semplicità, sdrammatizzando e rinforzando l’autostima di suo figlio. Lui probabilmente sente di non essere abbastanza bravo se non riesce al primo “colpo”..lei lo deve rassicurare che ciò non avviene sempre, che anche lei per ottenere qualcosa deve impegnarsi più volte e che sbaglia, una due tre volte..ma non si abbatte perchè è consapevole che solo sbagliando si può imparare. Poi lo lodi molto..lo inciti ad andare avanti e se riuscite, mettete in pratica quanto lui ha imparato nei compiti (ad esempio studia storia…potete guardare un film che parla di quell’argomento e man mano che lo osservate lo commentate ricordando quanto aveva appena studiato).

      Spero di esserle stata d’aiuto. Qualora volesse, c’è la possibilità di fissare una consulenza online. Nel mio sito, trova la pagina indicata a tal fine.
      Buona serata e se le va, mi tenga aggiornata. 🙂

      Rispondi
  9. salvo
    salvo dice:

    salve sono denitore di una ragazzina di 15 anni, molto aggressiva dice parolacce a sua mamma aggredisce se viene rimproverata,non da spiegazioni quando deve uscire con le amiche, per farle un esempio ieri sera visto che per l’ennesima volta ha disubidito perche’ voleva andare al mare con le amiche tra l’altro molto distante da dove abitiamo gli ho impedtiito ma lei infischiandosene altamente di me e mia moglie di nascosto ci ando’, le sera senza chiedere nulla a nessuna si prepara per uscire sempre con le sue amichette ma arrabbiandomi non la feci uscire, lascio immaginare la brutta reazione che avuto. non sappiamo piu’ come farci ascoltare non ha e non vuole regole la prego mi dia un consiglio.

    cordiali saluti

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Buongiorno Salvo,
      probabilmente vostra figlia non riconosce la vostra “autorità” genitoriale e lo dimostra mancandovi di rispetto e non rispettando le regole. Durante il periodo dell’adolescenza è indispensabile che le componenti del dialogo, del rispetto e dell’affetto siano sempre presenti. I ragazzi hanno un forte bisogno di potersi sentire autonomi (nei limiti ovviamente) ma nel contempo di essere sostenuti e seguiti adeguatamente. In questo caso è necessario raggiungere dei compromessi; se vostra figlia vuole fare qualcosa e voi glielo volete impedire invece, è bene che le spieghiate sempre la motivazione della vostra scelta e che non le arrivi addosso come una mera imposizione, altrimenti cercherà di disobbedirvi.
      Non abbiate paura a darle dei limiti, a “controllarla” (ha 15 anni non 20) quando necessario e a riprenderla quando ne vedete il bisogno, perchè ricordate che vostra figlia ha bisogno che voi siate per lei una guida ed un porto sicuro.
      Spero di esserle stata d’aiuto anche se mi rendo conto che l’argomento sarebbe davvero molto ampio.

      Qualora voleste contattarmi per un colloquio, rimango a disposizione con sedute in studio e online.

      Buona giornata.

      Rispondi
  10. Silvia
    Silvia dice:

    Buongiorno,io ho due gemelli eterozigoti di quasi sei anni. Uno di loro è sempre stato più ribelle e quando riceve un no come risposta alza le mani e mi insulta. Le ho provate tutte. Gli ho parlato dolcemente. Gli ho spiegato che fa male e che nn si fa. Mi sono arrabbiata. L’ho fatto andare in camera sua in punizione. Finisce spesso che lui alla fine piange,mi abbraccia echiede scusa e poi si ricomincia.Questo comportamento lo ha sia con il papà che con i nonni anche se con me succede più spesso. Cosa mi consiglia?

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Salve Silvia, suo figlio molto probabilmente gestisce male le frustrazioni derivanti dai divieti. Le consiglio di cercare di intervenire nel momento precedente la sua reazione. Le faccio un esempio per essere più chiara: quando nega qualcosa a suo figlio, accompagni alla negazione anche la motivazione per cui dà quella risposta. Se vede che suo figlio inizia ad innervosirsi, con calma e fermezza si abbassa alla sua altezza e gli spiega che capisce che si sta arrabbiando e che per buttare fuori questa rabbia ci sono tanti modi: uno ad esempio è soffiare via con quanto fiato si ha nei polmoni. Nel farlo gli mostri come fare e gli racconti che anche a lei capitava quando era bimba di essere arrabbiata e di non sapere come fare.
      Serve costanza e pazienza, ma vedrà che se insegnerà a suo figlio ad esprimere e riconoscere la rabbia e la frustrazione, questi episodi diminuiranno drasticamente.

      Spero di esserle stata di aiuto. 😉

      Rispondi
  11. Marica
    Marica dice:

    Buongiorno ho un figlio di 13 che mi fa morire. È contrario su tutto e se le cose non vanno come dicono lui, inizia a manifestare contrarietà buttando tutto all’aria, molla pugni e sberle. Non so cosa fare. Lui è sempre stato un bambino bravo, mai un capriccio, sempre ubbidiente. Ha iniziato a parlare bene a 6 anni con l’aiuto di un Logopedista e poi non ci sono Stati più problemi. Non so cosa fare e come comportarmi. Mi dite se devo rivolgermi a qualcuno? A chi? E come devo fare nel frattempo per tamponare il problema? Grazie
    Saluti.
    Marica

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Buonasera Marica,
      suo figlio è nella fase di passaggio tra la pubertà e l’adolescenza…in questo momento lui sente il bisogno di autodefinirsi come persona ed individuo. Questo però non deve andare a discapito degli altri e soprattutto non deve utilizzare la forza e la violenza fisica per raggiungere i suoi scopi. Provi a parlare chiaramente con suo figlio, in presenza anche del padre, dicendogli che da lui vi aspettate un comportamento più maturo e soprattutto che di fronte a contrasti si usi la parola come mezzo di risoluzione.
      Consiglio a lei e suo marito di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta della sua zona per cercare di arginare e di capire l’origine e la motivazione di questo comportamento quanto prima. Qualora volesse fissare un appuntamento con me, oltre a fare sedute online, ricevo a Monte San Vito (Ancona). Trova tutti i miei recapiti nel sito.
      Buona serata

      Rispondi
  12. Sara
    Sara dice:

    Buongiorno, le chiedo un suo consiglio. Ho due bambini uno di 6 anni e una di 4 anni. Il mio bimbo di 6 anni mi sta dando particolari preoccupazioni in quanto le maestre della scuola elementare hanno già richiesto due colloqui in quanto non ascolta le maestre e soprattutto alza le mani ai suoi compagni. Da quando le maestre ci hanno riferito questi episodi gli abbiamo vietato di vedere la tele in camera, l’uso di telefoni e tablet (precedentemente li guardava per un’oretta al giorno). Gli facciamo davvero tante raccomandazioni e gli ho anche fatto un cartellone con i divieti e le cose che si possono fare a scuola. Lui mi dice che non riesce a fare il bravo a scuola. Mi sembra proprio una sua richiesta di aiuto. A casa è impegnativo come bambino ma non alza le mani a noi genitori a volte con la sorellina perchè si litigano un gioco. Ho il pensiero che è colpa mia e/o del papà se lui si comporta così a scuola, forse il modo che abbiamo nel rimproverarlo quando fa qualcosa che non va. Siamo già seguiti da una psicomotricista. Le chiedo un suo aiuto.

    Rispondi
    • admin
      admin dice:

      Buongiorno Sara,
      l’ingresso a scuola è sicuramente un momento molto delicato per i bambini, ed alcuni di loro reagiscono allo stress del cambiamento infrangendo le regole dello stare insieme. Ha fatto bene a riprendere suo figlio per quanto accaduto ma cerchi soprattutto di capirne la ragione. Provi a chiedergli come mai finisce per alzare le mani verso i compagni, che cosa in realtà vorrebbe esprimere? Molto probabilmente non riesce a canalizzare nel modo corretto l’emozione che prova in quei momenti e li sfoga attraverso il canale fisico.
      La tv se potete, evitate di lasciarla in camera da letto poichè è solamente fonte di distrazione. L’uso eccessivo di cellulari, tablet e videogame (playstation, nintendo..) è assolutamente sconsigliato a 6 anni se, nel complessivo la durata è superiore ad un ora.
      Anche se avete provveduto ad eliminare questa fonte di svago, il messaggio che avete inviato non è stato propriamente coerente: il bambino picchia i compagni…che nesso c’è con il cellulare? A meno che non faccia giochi violenti su questi dispositivi, sarebbe stato più opportuno redarguire il bambino sul comportamento preciso.
      Il mio consiglio è di aiutare vostro figlio ad imparare ad esprimere le emozioni incanalandole nelle parole, e per farlo è necessario che i genitori siano da modello. Quindi ad esempio: quando state facendo qualcosa, esprimete l’emozione che vi suscita dicendo “Sono davvero emozionata di andare a visitare quel luogo.” oppure “..Vedere questo tipo di comportamento mi fa davvero arrabbiare.”
      Il mestiere di genitore è quanto di più difficile ci sia…quindi forza e coraggio Sara, siate da modelli e vedrà che suo figlio presto cambierà modo di reagire. 😉

      Rispondi

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